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Italia - Germania, la partita infinita

in onda Lunedì 11 novembre 2013 ore 23:10

No, non è un fatto personale con Angela Merkel. Né una rivincita postuma. Ma insomma, una questione aperta c’è. Anche curiosa, se vogliamo in parte incomprensibile, in una parola: sorprendente.

Perché è vero, sono molti anni che subiamo i velati rimproveri della Germania attraverso le parole non sempre morbide del suo autorevolissimo Cancelliere, al punto, forse, che i più maliziosi tra i tedeschi considerano l’Italia un Paese semi-commissariato. Certo, messi in parallelo, i numeri dei due Paesi autorizzerebbero qualche licenza poetica e neppure il confronto tra la «Grosse Koalition» tedesca e il nostro governo di larghe intese sembra del tutto pertinente.

Ma. C’è un “ma” grande come un casa. Almeno uno, ma c’è: il calcio. Sembra impossibile, ma in uno sport in cui organizzazione di squadra e tenacia costituiscono il punto di svolta di ogni compagine vincente, la Germania va sotto. E va sotto proprio con l’Italia, spirito libero e folle, rappresentativo di una nazione piena di risorse insospettabili. La disfida con i tedeschi nasce un giorno lontano, lontanissimo, di quasi un secolo fa, e giusto per rimanere in tema vinciamo noi. È il 1923, si gioca a Milano, la partita è amichevole (ma come può essere mai veramente amichevole una sfida contro la Germania?) e gli azzurri piegano gli avversari senza troppe cerimonie: 3-1. Da quel momento ogni «Italia-Germania» si trasforma in una partita speciale, un vero evento.

«Sfide» però si concentrerà più sull’era moderna, dove peraltro la tendenza non si affievolisce ma si conferma. Si parte proprio dalla più recente:  Europei 2012, quando si spalancano le porte della finale (poi persa contro la Spagna) con una partita maiuscola e una doppietta memorabile di Supermario Balotelli. Non è un caso che i tifosi sugli spalti di Varsavia espongano speranzosi uno striscione tricolore con questa scritta: «’o vincimm ‘stu spread?» Le testimonianze di Montolivo e Diamanti ci racconteranno quella serata indimenticabile.

A questo punto, preparate i fazzoletti. Perché la perpetua contrapposizione con i tedeschi, con il finale che sapete, cioè la nostra vittoria, qui assume i tratti della vera e propria patologia. «Sfide» riallaccia un filo mai interrotto e ci porta dentro la «partita del secolo», quell’«Italia-Germania 4-3» che ormai è diventata una definizione unica, una frase fatta, un’icona del pensiero, persino il titolo di un film. Quel film ognuno di noi lo ha stampato nel cervello, ma in questo caso le parole dei grandi protagonisti dell’Atzeca riporteranno alla memoria particolari forse dimenticati.

Otto anni dopo, ai Mondiali del ’78, la sfida con i tedeschi si chiuse in parità. Eppure, per molti, in Argentina la nostra Nazionale espresse il suo miglior gioco di sempre.

Ma il nostro anno indimenticabile è il 1982: nessuno potrà mai portarci via dal cuore il grande Sandro Pertini, il nostro Presidente, che innalzò la sua pipa nell’82 di fronte al trionfo dei ragazzi di Bearzot contro gli attoniti tedeschi.

Trentasei anni dopo il trionfo messicano, un’altra semifinale con la Germania segna il nostro cammino in un Mondiale. E ancora una volta ci vogliono i supplementari. È il 2006: la meravigliosa squadra di Lippi compie l’impresa. Li pieghiamo anche questa volta, e in casa loro. E quattro giorni dopo sarà nostra anche la finale con la Francia.